IL PRIMO “DIRIGIBILE” ITALIANO al “MUSEO “BONFANTI-VIMAR”

Il  Co. Almerico da Schio (Costozza – VI) 1835 — Vicenza 1930) fu una figura di gran rilievo nel campo scientifico.

Laureato in giurisprudenza a Padova nel 1860, preferì dedicarsi ai suoi studi preferiti  di astronomia, metereologia ed aeronautica, anche se quest’ultima  finì con l’assorbire  tutte le sue energie e capitali. Nel 1884 conobbe il prof. Pasquale Cordenons, assieme al quale iniziò la progettazione  della prima aeronave italiana.

Venuto a mancare il Cordenons, proseguì per qualche tempo i lavori con il fratello di  questi, per continuare  alla fine da solo. Nel 1902 costruì ed attrezzò un apposito cantiere alla periferia di Schio (VI) dove dette inizio alla costruzione della sua aeronave, cui dette il nome di “Italia”, il mezzo più evoluto sino ad allora concepito  al quale applicò alettoni e piani regolabili per poter guidare nella direzione voluta dal pilota questa grande macchina volante,  che appunto cambiò da allora il nome d aeronave in dirigibile.

Molto travagliata fu la scelta del motore, che fece perdere addirittura anni. Era necessario   un propulsore leggero e potente, come sulla carta prometteva inizialmente di essere il motore da 12 HP del prof. Cordenons. Venne per questo costituita nel 1888 la “Società Vicentina per l’esperimento del motore leggero Cordenons”, ma subito emersero difficoltà per la sua costruzione, all ‘epoca tutt’altro che semplice. Solo nel 1882 infatti il veronese prof. Enrico Bernardi brevettò il primo motore al mondo funzionante a benzina, tre mesi prima di Benz e un anno e mezzo prima di Daimler. Eravamo all’alba dell’era motoristica. Furono così interpellate alcune aziende, che per vari motivi non accettarono l’incarico  cosa che invece fece la ditta De Morsier di Bologna che costruì un primo prototipo ad un  cilindro per le necessarie sperimentazioni, ma che chiuse per fallimento già nel 1891. Recuperato il prototipo, il Co. da Schio e l’ing. Cordenons trattarono con lo stabilimento Carrera di Torino, che effettivamente completò alcuni particolari mancanti. A quel punto entrò in scena Ernesto Czar di Padova, che si impegnò nel completamento definitivo del motore, ma ancora una volta si perse tempo inutilmente.

Nel 1897 si presero contatti anche con l’ing. Faccioli, serio professionista che poco dopo sarebbe stato progettista di vaglia alla Fiat, ma non si approdò a nulla pei motivi estranei al Faccioli.

Finalmente nel 1901, dopo quindici anni di esperimenti e delusioni, Almerico da Schio  ordinò alla ditta francese Buchet un già collaudato motore a due cilindri,  12 HP di potenza e80 Kg. di peso. Esattamente quello che ci voleva.

Il 17 giugno 1905 si effettuò il primo volo di prova partendo dai prati della fattoria Caussa, alla periferia di Schio, dove il dirigibile Italia era ricoverato in enorme hangar appositamente costruito.

Questo dinosauro del cielo, lungo ben39 metri con una circonferenza  di 25, aveva  un  volume di oltre1.200 metri cubi.

Sotto vi era appesa una navicella che conteneva motore, pilota e tre passeggeri,  i vari comandi di motore ed alettoni. A fine giugno ed il 1° 10 luglio il dirigibile Italia con il Co. Almerico da Schio ai  comandi volò ancora alla presenza della Regina d’Italia,  venuta appositamente per ammirare questa meraviglia tecnologica. Il Co. da Schio era però convinto che il futuro sarebbe stato dell’aeroplano (i Wright  avevano spiccato il primo volo solo nel  dicembre del 1903 percorrendo appena265 metri), quando fosse stato disponibile un motore sufficientemente leggero e potente.

Comunque sia il Co. da Schio ebbe  merito di aver fatto volare sui cieli veneti il  primo mezzo volante italiano, applicando primo al mondo-alettoni direzionali. Per dirla alla Leonardo Da Vinci, uno che il volo lo aveva sempre sognato “Piglierà il primo volo il  grande uccello, riempiendo l’universo di stupore………. e gloria eterna al nido ove nacque”.

Un modello perfetto, in scala uno a dieci, lungo cioè tre metri e novanta centimetri,  è esposto al Museo dell’Automobile “Bonfanti-VIMAR” nel contesto della mostra “Galleria del Motorismo Mobilità e Ingegno Veneto -Giannino Marzotto”, con accanto disegni e documenti oltre al motore originale che la Famiglia ha affidato al museo bassanese. Tutto questo è anche descritto con dovizia di particolari nella “Enciclopedia del Motorismo, Mobilità e Ingegno Veneto”, frutto di trent’anni di ricerche del “Bonfanti-Vimar” ed edito grazie alCircolo VenetoAutomoto d’Epoca “Gigi Bonfanti”, opera che sarà presentata  al Museo Civico di Bassano, mercoledì 14 dicembre ore17.00 inSala Chilesotti, alla   presenza di autorità di alcuni protagonisti o discendenti di questa lunghissime storia veneta fatta di primati, eccellenze, inventori, genialità e coraggio, che svelerà la vera origine del fenomeno del Nord Est, locomotiva d’Europa.

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