A quarant’anni dall’inizio di un’epica impresa, oggi irripetibile per le mutate situazioni geopolitiche, il Museo dell’Automobile Bonfanti-Vimar in collaborazione con il Museo Civico della Città di Bassano del Grappa e con il patrocinio dell’Assessorato delle Politiche per il Territorio e la Cultura, vi invitano a due incontri con Cesare Gerolimetto, bassanese di adozione.

Il giro del mondo in camion
Nel 1976 Cesare Gerolimetto www.cesaregerolimetto.com/info, assieme a Daniele Pellegrini www.danielepellegrini.com, compie il suo raid più impegnativo, un giro del mondo in camion attraverso i cinque continenti che durerà due anni e sette mesi, per un totale di 184.000 km percorsi. Questa impresa viene classificata dal Guinness Book of Records 1984 come il primo e più lungo giro del mondo in camion.

La preparazione
L’idea di questo giro del mondo cominciò a maturare in Gerolimetto nel 1972, durante un lungo e massacrante raid, il periplo dell’Africa: quasi cinquantamila chilometri con una jeep, in compagnia di Ferruccio Franzoia.
Verso la fine del viaggio, fantasticando su quale sarebbe stata la prossima meta pensò che “…escludendo l’Asia e l’Africa se vogliamo fare qualcosa di veramente diverso, non ci resta che il mondo intero”.
Quasi uno scherzo!
Non potendo aderirvi Ferruccio Franzoia, visto l’impegno di tempo richiesto e le mille incognite che un’impresa del genere avrebbe riservato, Gerolimetto trovò, con non poca fatica, nel giornalista fotografo Daniele Pellegrini il compagno ideale per intraprendere il viaggio.
Daniele coinvolse nell’avventurava anche il padre Lino (con cui fecero solo una parte di Africa), noto esploratore-giornalista, sulla breccia dei raid avventurosi da moltissimi anni per conto dei più importanti quotidiani e settimanali italiani e stranieri. Con due spalle, anzi quattro, come quelle dei Pellegrini, la macchina organizzativa si mise a girare a pieno ritmo. Le conoscenze, soprattutto di Lino, furono determinanti tanto che, alla fine, veicolo e varie attrezzature furono forniti quasi esclusivamente con l’aiuto degli sponsor, tra i quali un ruolo di primo piano spettò ad IVECO, preziosissima anche in seguito con tutte le sue filiali sparse nel mondo.

Il camion
Il camion che compì l’impresa è un IVECO 75 PC 4×4 (quattro ruote motrici) con una cilindrata di cc. 5184 ciclo Diesel. In assetto di marcia pesava quasi otto tonnellate. La parte abitabile è costituita da un furgone opportunamente costruito e coibentato dalla Orlandi di Brescia, mentre il “mobilio” e alcune preziosità meccaniche furono costruite due aziende bassanesi: la Fratelli Zanon e la Fratelli Farina.

Il tutto é quanto di più spartano si può immaginare: un letto a castello sufficientemente comodo, un piccolo lavello con rubinetto collegato mediante una pompa elettrica al serbatoio dell’acqua di 170 litri, niente toilette né riscaldamento. Il resto delle pareti é dedicato a robusti armadi che devono contenere l’infinità di cose e attrezzature necessarie per affrontare questo genere di viaggio; l’indispensabile affinché un veicolo, isolato e senza nessun contatto con gli altri, possa superare le mille contrarietà alle quali sarebbe andato incontro: scorte di combustibile per 3.500 chilometri in condizioni normali, tre pneumatici con relativo cerchione, scalette anti-insabbiamento, bussola applicata al cruscotto, binda di sollevamento per toglierlo dal fango e dalla sabbia, serbatoio sul tetto che permetta, in caso di rottura della pompa aspirante, di far funzionare il motore a caduta come succede per i comuni acquedotti, quattro batterie, un piccolo generatore di corrente a benzina e una serie completa di attrezzi da officina per interventi sulla meccanica di una certa entità.

Il robusto 75 PC 4×4 IVECO, battezzato Antonio Pigafetta in onore dello storiografo di Magellano, non diede seri fastidi e non si fermò mai per strada, consentendo agli intrepidi viaggiatori di eseguire sempre in rimessa i lavori più impegnativi.

Il viaggio
L’itinerario del “Pigafetta”, che è stato nell’ordine Europa-Asia-Australia-Africa-Americhe, ha riservato mille avventure e innumerevoli aneddoti. Ne riportiamo di seguito solo uno stralcio di uno a lieto fine:

“Di notte di norma non si viaggia ma, viste le condizioni ottimali, ci permettiamo uno strappo alla regola. Sarà un grave errore. E’ il deserto Afgano, notte nera come se ne vedono solo nei deserti quando manca la luna. La strada è una bella striscia levigata di cemento e il “Pigafetta”, al massimo dei giri, marcia sugli 80 Km/h. Mediamente si incrocia un veicolo ogni due/tre ore e proprio nel dare il cambio luce ad uno di questi, d’improvviso, ci viene a mancare tutta la nostra potente fanaleria. E’ come si fosse innalzato davanti a noi un muro impenetrabile, che ci toglie il senso dell’orientamento e, nonostante io cerchi di rallentare la corsa verso l’ignoto, continuiamo per qualche centinaio di metri con paurose sbandate, corrette in extremis ora da Daniele ora da me. Dio vuole che riusciamo a fermarci incolumi. Io rimango al volante con freni bloccati e Daniele, con molta circospezione, scende a controllare. Siamo letteralmente a due-tre centimetri da un precipizio e dalla fine tragica di tutti i nostri sogni. Con la massima prudenza rimettiamo il camion in strada e, riaccendendo i fari, mi rendo conto che non si era trattato di un guasto, ma di un mio sbaglio. Avevo, inavvertitamente disinserito l’interruttore generale!”.
Altri, avremo modo si sentirli narrare direttamente da Cesare Gerolimetto nei due appuntamenti programmati per:

• sabato 26 novembre 2016, ore 11.00, presso il Museo dell’Automobile Bonfanti-Vimar di Romano d’Ezzelino (VI),
dove sono esposti sia il camion Pigafetta che la Jeep Comando con cui ha fatto il periplo dell’Africa

• domenica 27 novembre 2016, ore 11.00, presso la Sala Chilesotti del Museo Civico di Bassano del Grappa (VI)
dove l’autore completerà i suoi racconti con la proiezione di una serie straordinaria d’immagini da lui scattate che gli hanno permesso di scoprire una nuova dimensione narrativa: quella della fotografia.

Cesare Gerolimetto (Cusinati, 25 aprile 1939) è un fotografo conosciuto internazionalmente per la fotografia di viaggio e geografica.
Prima viaggiatore poi fotografo.
Durante i primi lunghi e avventurosi raid automobilistici trans-continentali in Africa ed Asia, senza macchina fotografica, comprende quanto importante e significativo sarebbe documentare dal punto di vista fotografico i suoi viaggi.
Nel 1984 inizia così la sua carriera di fotografo professionista.
Da allora collabora con le più importanti riviste nazionali e internazionali, ha al suo attivo numerose e prestigiose pubblicazioni.
Ha tenuto corsi di fotografia in Italia e all’estero.
Nel 2011 partecipa con 4 opere alla 54ª Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia.
Nel 2015 espone su invito 6 foto a Milano Expo.

Venerdì 21 ottobre 2016 dalle ore 20.30, si annuncia un’altra travolgente serata presso il nostro Museo. Il fortissimo e plurititolato navigatore ravennate, Roberto Dal Pozzo, meglio conosciuto nell’ambiente dei rally […]